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  • Poesie "Eri una Piccola foglia che tremava sul mio petto"... Pablo Neruda

    12/12/2017 - 02h

    Ricordi quando

    d’ inverno

    giungemmo all’isola?

    Il mare verso di noi innalzava

    una coppa di freddo.

    Alle pareti i rampicanti

    sussurravano lasciando

    cadere foglie oscure

    al nostro passaggio.

    Anche tu eri una Piccola foglia

    che tremava sul mio petto.

    Il vento della vita ti pose lì.

    Dapprima non ti vidi; non seppi

    che camminavi con me,

    finché le tue radici

    perforarono il mio petto,

    s’unirono ai fili del mio sangue,

    parlarono per la mia bocca,

    fiorirono con me.

    Così fu inavvertita la tua presenza,

    foglia o ramo invisibile

    e il Mio cuore d’improvviso

    si Popolò di frutti e di suoni.

    Abitasti la casa

    che t’attendeva oscura,

    e allora accendesti le lampade.

    Ricordi, amor mio,

    i nostri primi passi nell’isola?

    Le pietre grige ci riconobbero,

    le raffiche della pioggia,

    le grida del vento nell’ ombra.

    Ma il fuoco fu

    il nostro unico amico,

    vicino ad esso stringemmo

    con quattro braccia, nell’inverno,

    il dolce amore.

    Il fuoco vide crescere nudo il nostro amore

    fino a toccare stelle nascoste,

    e vide nascere e morire il dolore

    come una spada spezzata

    contro l’amore invincibile.

    Ricordi,

    oh addormentata nella mia ombra,

    come da te cresceva

    il sonno,

    dal tuo petto nudo,

    aperto con le sue cupole gemelle,

    verso il mare, verso il vento dell’isola,

    e come io nel tuo sogno navigavo

    libero, nel mare e nel vento,

    legato e sommerso tuttavia

    all’azzurro volume della tua dolcezza?

    O dolce, dolce mia,

    mutò la primavera

    i muri dell’isola.

    Apparve un fiore come una goccia

    di sangue color d’arancia,

    poi i colori scaricarono

    tutto il loro peso puro.

    Il mare riconquistò la sua trasparenza,

    la notte su nel cielo

    mise in mostra i suoi grappoli,

    e ormai tutte le cose sussurrarono

    il nostro nome d’amore; pietra a pietra

    dissero il nostro nome e il nostro bacio.

    L’isola di pietra e di muschio

    risuonò nel segreto delle sue grotte

    come nella tua bocca il canto,

    e il fiore che nasceva

    tra gli interstizi della pietra

    con la sua sillaba segreta

    disse mentre passavi il tuo nome

    di pianta bruciante,

    e la scoscesa roccia innalzata

    come il muro del mondo

    riconobbe il mio canto, beneamata,

    e tutte le cose dissero

    il tuo amore, il mio amore, amata,

    perché la terra, il tempo, il mare, l’isola,

    la vita, la marea,

    il germe che dischiude

    le sue labbra nella terra,

    il fiore divoratore,

    il movimento della primavera,

    tutto ci riconosce.

    Il nostro amore è nato

    fuori delle pareti,

    nel vento,

    nella notte,

    nella terra,

    e per questo l’argilla e la corolla,

    il fango e le radici

    sanno come ti chiami,

    e sanno che la mia bocca

    si unì alla tua

    perché nella terra ci seminarono insieme

    solo senza che noi lo sapessimo,

    e che cresciamo insieme

    e insieme fioriamo,

    e per questo

    quando passiamo

    il tuo nome è nei petali

    della rosa che cresce nella pietra,

    il mio nome È nelle grotte.

    Tutti lo sanno,

    non abbiamo segreti,

    siamo cresciuti insieme,

    ma non lo sapevamo.

    Il mare conosce il nostro amore, le pietre

    dell’altura rocciosa

    sanno che i nostri baci fiorirono

    con purezza infinita,

    come una bocca scarlatta

    albeggia nei loro interstizi:

    così conoscono il nostro amore e il bacio

    che uniscono la tua bocca e la mia

    in un fiore eterno.

    Amore mio,

    la primavera dolce,

    fiore e mare, ci circondano.

    Non la scambiamo

    per il nostro inverno,

    quando il vento

    incominciò a decifrare il tuo nome

    che oggi ripete a tutte l’ore,

    quando

    le foglie non sapevano

    che tu eri una foglia,

    quando

    le radici

    non sapevano che tu mi cercavi

    nel mio petto.

    Amore, amore,

    la primavera

    ci offre il cielo,

    ma la terra oscura

    È il nostro nome,

    il nostro amore appartiene

    a tutto il tempo e alla terra.

    Amandoci, il mio braccio

    sotto il tuo collo d’arena,

    aspetteremo

    come cambiano la terra e il tempo

    nell’isola,

    come cadono le foglie

    dei rampicanti taciturni ,

    come se ne va l’autunno

    dalla finestra rotta.

    Ma noi

    stiamo attendendo

    il nostro amico,

    il nostro amico dagli occhi rossi,

    il fuoco,

    quando di nuovo il vento

    scuoterà le frontiere dell’isola

    e disconoscerà il nome

    di tutti,

    l’inverno

    ci cercherà, amor mio,

    sempre,

    ci cercherà, perché lo conosciamo,

    perché non lo temiamo,

    perché abbiamo

    con noi

    il fuoco

    per sempre.

    Abbiamo

    la terra con noi,

    per sempre,

    la primavera con noi,

    per sempre,

    e quando si staccherà

    dai rampicanti

    una foglia,

    tu sai amor mio

    che nome sta scritto

    su quella foglia,

    un nome che è il tuo ed è il mio,

    i nostri nomi d’amore, un solo

    essere la freccia

    che trapassò l’inverno,

    l’amore invincibile,

    il fuoco dei giorni,

    una foglia

    che mi cadde sul petto,

    una foglia dell’albero

    della vita

    che fece nido e cantò,

    che mise radici

    che diede fiori e frutti.

    Così vedi, amor mio,

    come vado

    per l’isola,

    Per il mondo,

    sicuro in mezzo alla primavera,

    pazzo di luce nel freddo,

    camminando tranquillo nel fuoco,

    sollevando il tuo peso

    di petali tra le mie braccia,

    come se mai avessi camminato

    se non con te, anima mia,

    come se non sapessi camminare

    se non con te,

    come se non sapessi cantare

    se non quando tu canti.

    Pablo Neruda.

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