CuriositàEsperta di relazioni: "Quasi tutti i traditori hanno questa abitudine in comune"

20/05/2026 - 15h

Il tradimento viene spesso osservato solo attraverso le sue conseguenze: la rottura della fiducia, il dolore, la sensazione che qualcosa di profondo e intimo sia stato spezzato. Ma la psicoterapeuta belga Esther Perel, una delle voci più autorevoli nello studio delle relazioni moderne, dell’intimità e del desiderio, evidenzia un elemento che emerge frequentemente nei casi di infedeltà: una sensazione che definisce “deadness”, ovvero una sorta di “spegnimento emotivo” o “torpore affettivo”.

Il termine può sembrare duro, quasi inquietante, ma descrive qualcosa di molto più silenzioso e graduale. Non significa necessariamente che l’amore sia finito. In molti casi, la persona continua ad amare il partner, a dare valore alla relazione e a riconoscere la storia costruita insieme. Il problema, però, è un altro: la percezione costante che una parte di sé abbia smesso di muoversi, di desiderare, di sentirsi presente e viva.

L’esperta di relazioni Jess Matthews, commentando le ricerche di Perel, spiega che questo stato può nascere sia all’interno della persona sia nella dinamica della coppia. È quella routine che non esplode in grandi litigi, ma che lentamente consuma tutto. Non ci sono scene drammatiche: ci sono piccole assenze quotidiane. Meno dialogo autentico, meno curiosità reciproca, meno intimità, meno sorpresa.

Cosa significa davvero questo “spegnimento emotivo”

Secondo Matthews, la deadness rappresenta una combinazione di sonnolenza emotiva, disconnessione e perdita graduale della propria identità personale. In altre parole, la persona inizia a sentirsi meno viva all’interno della relazione — o addirittura nella propria vita.

Questo può accadere in molti modi. La routine diventa rigida. Il desiderio perde spazio. La comunicazione si trasforma in qualcosa di puramente funzionale e amministrativo. La coppia parla di bollette, figli, orari, impegni e problemi quotidiani, ma smette di parlare di desideri, paure, sogni, fantasie e frustrazioni.

Tra i segnali più comuni di questo stato ci sono:

La sensazione che la coppia sia diventata più una squadra di amici che partner romantici

La percezione di noia o vuoto nella propria vita personale

La stanchezza di dover essere sempre il “responsabile”, il “pacificatore”, il “genitore” della relazione

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La mancanza di spontaneità, desiderio e intimità

Il punto centrale è che una persona può continuare ad amare il proprio partner e, allo stesso tempo, soffrire per la sensazione che qualcosa di essenziale dentro di sé sia andato perduto.

La celebre psicoterapeuta Esther Perel ha spiegato perché l’apatia emotiva possa diventare un fattore decisivo nella fine di una relazione.

Perché questo può portare al tradimento

La spiegazione di Esther Perel non giustifica il tradimento e non minimizza il dolore della persona tradita. Il suo obiettivo è comprendere il meccanismo psicologico che si nasconde dietro determinati comportamenti. Secondo la terapeuta, molte persone non tradiscono semplicemente per ferire il partner: tradiscono perché cercano disperatamente di ritrovare qualcosa che sentivano perduto dentro di sé.

Jess Matthews riassume questo concetto in modo diretto: chi tradisce, molto spesso, “vuole sentirsi di nuovo vivo”. In questo contesto, l’infedeltà diventa una fuga emotiva. Non risolve il problema reale, ma offre un’intensa sensazione di novità, desiderio, validazione e riscoperta personale.

La specialista osserva inoltre che, in molti casi, il tradimento nasce da insicurezze profonde o da vuoti interiori della stessa persona che tradisce. Può diventare un tentativo egoistico di scappare dai propri conflitti senza affrontarli davvero. L’avventura si trasforma così in una scorciatoia emotiva: per qualche momento, la persona non si sente più spenta, prevedibile o intrappolata in un ruolo fisso.

Ed è proprio qui che si trova il pericolo maggiore. Per chi tradisce, l’infedeltà può sembrare un’esplosione di vita e adrenalina. Ma quasi sempre lascia dietro di sé dolore, senso di colpa e profonde ferite per tutte le persone coinvolte.

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