PensieriAvere una malattia incurabile non mi rende triste, solo consapevole della finitezza della vita

05/03/2019 - 13h

Mi chiamo Ana Michelle, ho 36 anni e sto curando il cancro al seno metastatico da 7 anni. L'ho scoperto all'età di 28 anni e da allora la vita è stata diversa. Non sono venuto per raccontare una storia triste, perché la verità è che avere una malattia incurabile non mi rende triste, solo consapevole della finitezza della vita.

Finisce per tutti. Per me, forse, prima di quanto vorrei, dato che sono assolutamente innamorata della vita in tutte le sue sfumature. Ho deciso per un pò di tempo che avrei imparato a vedere il colore in ogni cosa, persino seduta sulla sedia per la chemioterapia che diceva alle infermiere tutto ciò che leggevo tra i cicli.

Ho già accumulato 62 sessioni di chemio nel curriculum e molti altri numeri che spaventano, ma questo significa solo per me che sto combattendo e vivendo. Noi, l'inguaribile, o palliativo come mi piace chiamare, preferisco contare bucketlists, i desideri prima di morire. Nessun dramma.

È solo un modo per ridisegnare qualcosa che sembra triste. Preferirei ridere. E dalla lista dei desideri mi diverto e mostro a tutti che la felicità non deve essere ritardata o condizionata agli eventi futuri.

La vita è lì, bella, piena di possibilità che aspettano di essere usata, goduta. In questa passeggiata ho incontrato un grande amico che ho accompagnato fino alla seconda parte.

Sono stata in grado di stare alsuo fianco e attraverso una lista dei desideri siamo stati in grado di realizzare alcuni dei suoi desideri già sul letto d'ospedale. Lui se n'è andato, ma condivido ancora apertamente le riflessioni sul vivere la consapevolezza della finitezza.

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